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Bio

- Milano, Accademia di Belle Arti di Brera, scenografia.

- Beauty Center of Milan, effetti speciali.

- Effettista, scenografo, bodyartist, insegnante di Bodypainting e bodyart materico, effetti speciali e disegno, scuola Europea di estetica e trucco BCM di Milano.


Mostre e concorsi


- 2004 Concorso "Diesel Wall", finalista con l'opera "Wounded Pig" a Milano, Firenze, Genova e Roma.

- 2005 Collettiva "Lo zoo incantato" - Sale del Bramante, piazza del Polpolo, Roma.

- 2005 Personale "Idee dal gruppo" - La casa 139, Milano.

- 2005 Collettiva "Peep hole" La casa 139", Milano.

- 2005 Concorso "Diesel Wall", opera scelta per la mostra, Milano.

- 2006 Personale "Mal essere", Sciorum, Milano.

- 2006 Collettiva "Idee nuove dal gruppo", Galleria Artelier, Milano.

- 2007 Personale "Città cerebrali", circolo culturale e...brezza, Milano.

- 2008 Personale "Abuso di potere", Galleria Massella, Verona.

- 2008 Collettiva "Dystopia", Tortona creativity, Studio Iroko, Milano.

- 2008 Collettiva "Una spazio su misura", Marina Wolff, Milano.

- 2009 Collettiva "Fiera del mobile / fuorisalone", Livello 16, Milano.

- 2009 Concorso "World bodypainting Festival", Seeboden, Austria.

- 2009 Giuria al concorso "Italian facepanting" Mura, Bs.

- 2009 Collettiva "Quadri e disegni", Livello 16, Milano.

- 2009 Concorso "Maskerade", bodypainting, Venlo, Holland.

- 2009 Evento "Bodypainting Party", Alcatraz, Milano.

- 2009 Collettiva "Una spazio su misura", Disegni, Marina Wolff, Milano.

- 2010 Collettiva "Mix3 Triad", quadri, Spazio Concept, Milano.

- 2010 Concorso "World bodypainting Festival", Seeboden, Austria.

- 2010 Giuria "Italian bodypainting Festival", Bardolino, VR

 

 

Articoli e recensioni

L' artigiano della pubblicità che dipinge gli spot sulle modelle
La Repubblica — 28 agosto 2009 pagina 14 sezione: MILANO

Fuori l' asfalto vibra e suda al passaggio dei tram, fiaccato dall' instancabile traffico cinese di merci. In un vecchio cortile di ringhiera di via Bramante è calma piatta. Nello studio di Leonardo Giacomo Borgese - «ci tengo al mio secondo nome, fa parte della firma» - di tanto in tanto l' aria fresca è mossa dal sibilo di un aerografo puntato sul corpo nudo di Giulia, modella di 24 anni che si presta come "tela" all' artista. Il suo fisico da ballerina si offre anche a classici pennelli, oppure si trasforma in una sagoma su cui colare gesso e costruire un calco. Ore di lavoro - «dipende dalla complessità del pezzo, ma circa cinque o sei di fila» - macchiate dalla cenere di molte sigarette. Sessioni agostane di body painting con cui Borgese, maestro da vent' anni in effetti speciali cinematografici e teatrali, sta cercando di costruire un portfolio fotografico di quadri umani in deshabillé da presentare in tempo per ottobre. Obiettivo: convincere il mondo della moda che lui è l' uomo giusto per maquillage da copertina. Milanese di quarant' anni diplomatosi alla Bcm, accademia del trucco in via Revere dove oggi insegna «a sessanta ragazze che spesso si prestano da modelle», il suo mestiere è sempre stato scolpire e plasmare le illusioni immaginate da registi e creativi per le loro messe in scena. «È un lavoro che in realtà si impara da soli - racconta - ed è l' esperienza a suggerirti i trucchi migliori". Tra schiume di poliuretano, forme, modellini e pupazzi meccanici, ha inventato di tutto. Carcasse di vitelli da macello per le scenografie di Ronconi, una bambola con cui Mariangela Melato interagiva sul palco, missili finti e maschere da alieno per i videoclip di Pelùe Ligabue. Per il cinema ci sono la pancia gravida di Stefania Rocca coccolata da Fabio Volo in "Casomai" o la faccia da ciccione di un Piero Chiambretti obeso vista in "Ogni lasciato è perso", «Un film che probabilmente abbiamo visto soltanto io e Piero». Poi costumi da rettile per i siparietti delle veline a Striscia, piante di pomodoro telescopiche per gli spot Cirio e innumerevoli pietanze, quelle che per intendersi nella pubblicità "recitano" la parte del prodotto perfetto. «I pubblicitari hanno bisogno di rappresentare l' ideale platonico del prodotto» dice mostrando le foto di cioccolatini Ferrero e di una "Fetta al latte" Kinder in plastica dalla regolarità vitruviana, esca per réclame che non entrerà mai in alcuna confezione terrena. In studio c' è anche un tonno a grandezza naturale, modello per altre decine, che ha prodotto per uno spot Pirelli. «Il problema è che le produzioni artigianali nel mondo dello spettacolo, per colpa del computer o dei tagli di budget, sono entrate in crisi prima, già un paio d' anni fa» spiega senza rimpianti. «È stato allora che ho cominciato ad appassionarmi al body painting, un' arte da non confondere con i tattoo e che, come gli effetti speciali, in fondo è un' illusione». La nuova attività è stata già la chiave per una campagna della Francorosso, «diverse modelle dipinte, ognuna con fantasie ispirate a mete turistiche internazionali». Il talento c' è: in luglio Borgese si è classificato tra i primi dieci bodypainter mondiali al World Bodypainting Festival di Seeboden, Austria, il più importante concorso d' Europa. A separarlo dal sogno di farne una professione stabile c' è solo l' estate da trascorrere chino a disegnare sui nudi. Meglio di una vacanza? «A parte che Milano ad agosto, senza le pecore in camicia della movida, è la mia passione - dice serio - questo non è un gioco: perché con la modella il rapporto deve essere asettico, devi fissare il disegno come un chirurgo la piaga». Anche Giulia annuisce, e conferma: «È serio, è serio». - SIMONE MOSCA

 

Inrevista a Studio Apero - Italia 1

 

Intervista a Canale 5 con Federica Panicucci






Gaz Magazine

Un pesce che con il suo kit di acqua salata in bombola viaggia su quattro ruote o uno jojo insolito nella storia del passato. Uno sguardo sulla vita animale, uno scorcio tra mucche, polipi e pesci per scoprire che dall’altra parte dell’amo a cui ha abboccato uno di questi vi è un uomo piccolo e insignificante.
Presagio di una natura che finalmente si ribella all’uomo? O forse solo una nuova prospettiva, più irriverente. Una nuova dimensione in cui tutto è il contrario di tutto, in cui nulla è come deve essere. Brillante ironia che si trasforma in violenza psico – fisica per chi guarda.
Lo spettatore si dimena tra realtà e invenzione scoprendo di essere colpito proprio lì nel basso del suo inconscio. Un pugno nello stomaco e una sberla per la mente stanca e abituata alla solita arte perbene e pulita. Un delirio di fantasia per parlare di auto-distruzione della razza umana o semplicemente per comunicare un sorriso riguardo problemi che poi tanto ridere non fanno.
Il sorriso amaro della consapevolezza che prima o poi un grande pesce davvero ci mangerà?
Sfrutta gli stessi linguaggi che lo hanno reso celebre per proporre un immagine accurata dietro alla quale cela il vero messaggio. Una denuncia verso l’uomo che è intervenuto su se stesso, sulla natura e sulla città.Un uomo che decide il destino di tutti. Un uomo piccolo e stupido che, collocato su un piedistallo, diventa un Re.
La globalizzazione di un mondo in cui tutto è reso vendibile passa attraverso il corpo di un maiale squartato, che diventa un bellissimo tappeto da mettere in salotto o nella stanza dei bambini.
Leonardo Giacomo Borgese è pronto ad accusare quel mondo futile dove tutto è esteticamente piacevole, composto con gusto e con misura e colmo dei controsensi della vita contemporanea. Senza mai venir meno all’importanza di creare lavori curati e spettacolari, riporta l’attenzione sulla mancanza di rispetto verso i valori della natura e dell’uomo.
Forte dell’esperienza acquisita in anni di studi su effetti speciali e pubblicità, Borgese denuncia questo mondo. Ma di speciale c’è solo la sua arte.

 

 

Dario Lanzetta
Il malessere quotidiano visto nell'immaginario mondo di Leonardo Giacomo Borgese.

Sin dagli inizi della sua carriera, ma credo con convinzione sin dal suo primo giorno di nascita, l’artista Leonardo Giacomo Borgese ha iniziato a creare un suo personale itinerario artistico, mostrando tutte le reali caratteristiche di un individuo fatto essenzialmente di uno smisurato talento. Nasce nel 1969 nella grande metropoli milanese, compie i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Brera e già da quegli anni si fa notare per le sue straordinarie capacità, tanto da diplomarsi con il massimo dei voti.
Devo assolutamente anteporre che Borgese non ha una precisa tecnica personale per esprimere i suoi concetti. Mette a sua disposizione molteplici mezzi come la pittura, la scultura e le installazioni cercando di sperimentare e di sfruttare queste procedure con l’obiettivo di chiarire interamente la sua straordinaria poetica.
Nel suo recente itinerario artistico possiamo trovare innanzitutto una pittura decisamente di stampo iperrealista che non cade in una "trappola" commerciale che questa corrente molte volte offre. I suoi soggetti non sono, grazie a Dio, grappoli d’uva e limoni e mele, bensì inizialmente animali. Un tema molto caro a Borgese che non possiede nulla di particolare, ma come possiamo accertare sin dai primi periodi della Storia dell’Arte molti maestri di ogni epoca hanno affrontato e diligentemente studiato questi soggetti in tutte le salse possibili.
Nella surreale opera Vaccanze al Sole sono dipinte simpaticamente due mucche al pascolo. A una prima e generica lettura, può apparire come un classico quadretto da appendere nel nostro salotto, realizzato con un’assoluta precisione e una composizione pressoché perfetta. Ma leggendo l’opera attraverso una propria sensibilità (per chi la possiede) assieme a quella dell’artista il discorso cambia totalmente.
I significati si contrappongono e una nuova e limpida strada si apre davanti ai suoi quadri. La mucca in primo piano ci guarda in uno stato d’animo quasi malinconico tanto da voler stabilire, senza riuscirci, un rapporto diretto di comunicazione verbale.
Il soggetto ha qualcosa da dire, ma a causa della sua situazione esistenziale apparentemente felice e piena di comodità non riesce a ricavarne una piena soddisfazione personale. Alle spalle dell’animale, vediamo un’altra mucca, che a prima vista non pare avere le stesse problematiche del suo simile e quindi pascola tranquillamente senza interessarsi al malessere della sua compagna. Tutta questa scena è ambientata in un onirico paesaggio di montagna, quasi a ricordare dei famosi cartoni animati di parecchi anni fa. I brillanti colori inseriti dall’artista mascherano con accurata perfezione i problemi psichici e morali che coesistono nella nostra esistenza.
Sembra di vedere un reality show portato ad un infernale parossismo. Deciso a non fossilizzarsi in una precisa metodologia di realizzazione, Borgese ritiene opportuno provare altre tecniche lanciandosi verso la scultura.
Un esempio lampante è il capolavoro Walking Fish, che raffigura un normalissimo pesce con un kit da immersioni subacquee che evidentemente viene utilizzato dall’animale per stare fuori dall’acqua.
Da qui, si capisce che Leonardo non si distacca più di tanto dalla sua poetica e continua imperterrito a ripresentare e studiare questa sofferenza, che comprende sicuramente gli animali ma che è possibile riflettere in un ampio campo come la sfera umana.
Vorrei fare una breve parentesi e soffermarmi sulla realizzazione tecnica di questa scultura, solamente per puntualizzare la precisione con cui è stata effettuata. Ogni minimo oggetto esterno al pesce è inserito con cura e negli appositi spazi, come il boccaglio per la respirazione che è situato nelle branchie o le piccole ruote che consentono all’animale acquatico di muoversi in ogni singola direzione. Tutto è realizzato secondo la condizione che questo soggetto deve subire realmente: adattarsi e fare a meno di un elemento come l’acqua che gli permette di stare in vita.
C’è, quindi, da parte dell’artista un'elevata sensibilità nel dare una speranza o aiutare a trovare delle soluzioni per continuare la complicata esistenza. Proprio questo sentimento di speranza viene sottolineato da Borgese e costituisce una vera e propria tipologia di poetica da associare al nostro triste momento storico, nel quale purtroppo non si prevedono tempi spensierati, ma solamente disastri umani e ambientali.
Altro interessante lavoro è Wuonded pig 3, dove un maiale è letteralmente “incollato” su un normalissimo muro. Anche qui è inutile dirlo che l’artista continua a insistere sullo stesso tema, tanto da arrivare a questa brillante ironia che si trasforma, secondo me, in violenza psico – fisica per chi guarda. Superficialmente sembra un' azione quasi comica, ma se si va a fondo del discorso avviato all’inizio de queste mie parole, si cade in una tale serietà che tocca il fondo dell’animo umano che porterebbe a far commuovere chiunque.
Questi sono solo dei piccoli esempi della produzione di Leonardo Giacomo Borgese e ci fanno capire quanto il mondo e i suoi abitanti navighino in una fitta nebbia di ignoranza e superficialità.
Le opere lanciano all’osservatore milioni di messaggi di aiuto e di conforto ma - come da copione - nessuno li ascolta o semplicemente non vuole ascoltare. Certo non sono comunicati scritti da politici o da personaggi illustri, le sue sono “parole visive” di un semplice artista che, tramite il suo genio e la sua creatività, proferisce il suo parere a riguardo dell’auto - distruzione dell’umanità. Magari è una forma non comprensibile dalla massa, come sappiamo l’Arte (quella vera) non è per tutti fortunatamente e Leonardo attraverso la sua personale dimensione artistica, evita tutte quelle “chiacchiere”, che a volte non recapitano a nulla di concreto.
Sta a noi e alla nostra sensibilità, e soprattutto cultura, capire cosa vuole pronunciare un artista e credo pienamente che gli ideali di Borgese siano fin troppo chiari.
Queste parole che ho appena scritto potrei definirle inutili perché veramente dei veri capolavori, e qui ne abbiamo la prova, non hanno bisogno di spiegazioni. Rischierebbero di appesantire e far sfuocare l’estrema bellezza con cui sono state create.

 

Pamela Maione

L'opera di Borgese è affabile, accattivante, perfetta in ogni particolare, suggestiva. Tutto è reso spettacolo.
Il fruitore viene intrappolato dal suo messaggio, un vortice inavvertibile che lo trascina nella naturalezza della tragicomicità.
Forte dell'esperienza acquisita in anni di studi su effetti speciali e pubblicità, Borgese denuncia questo mondo. Sfrutta gli stessi linguaggi che lo hanno reso celebre per proporre un immagine accurata, studiata e altrimenti commerciabile, dietro alla quale cela il vero messaggio.
Disincantato e provocatorio ci offre la verità attraverso immagini false e accuratamente artificiose.
Lo spettatore, d'impatto, ammira la superiorità tecnica, la precisione dei particolari, la spettacolarità della proposta. Poi, in un secondo momento, l'immagine prende vita e idea propria, diventa forte, imbarazzante, disturbante.
L'opera è racchiusa da un aurea di sublime maestria, concepita lentamente. L'idea muta quindi forma: in un attimo si sprigiona tutta la sua cattiveria e ci mette di fronte alla ridondante stupidità umana, rappresentata da stereotipi in grado di imporre destini crudeli alla comunità.
Ed è questo il Gruppo, che accetta passivamente idee snaturate credendole sue.
Una denuncia verso l'uomo che è intervenuto su se stesso, sulla natura e sulla città. Un uomo che decide il destino di una mucca o di un maiale. Un uomo piccolo e stupido che, collocato su un piedistallo, diventa un Re.
La globalizzazione di un mondo in cui tutto è reso vendibile passa attraverso il corpo di un maiale squartato, che diventa un bellissimo tappeto da mettere in salotto o nella stanza dei bambini.
Leonardo Giacomo Borgese è pronto ad accusare quel mondo futile dove tutto è esteticamente piacevole, composto con gusto e con misura e colmo dei controsensi della vita contemporanea.
Senza mai venir meno all'importanza di creare lavori curati e spettacolari, riporta l'attenzione sulla mancanza di rispetto verso i valori della natura e dell'uomo.

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